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Aglaja è stata una bambina prodigio e anche come imbecille di mezz'età è discretamente prodigiosa. Sa fare tante cose bene e nessuna benissimo, e ciò la fa oscillare pericolosamente tra l'autostima narcisistica e il più profondo disprezzo per se stessa. Ama la musica, la pittura, il teatro, il cinema e, più di ogni altra cosa, la scrittura. La sua perenne incertezza e la capricciosa volubilità le impediscono di stilare classifiche di gradimento artistico: ciò che oggi le appare sublime, domani le si rivelerà insopportabilmente deludente. Nell'imprescindibile, tuttavia, ella colloca il jazz, la commedia brillante hollywoodiana, la letteratura russa, Van Gogh e le maree bretoni. Pensando a se stessa, si definirebbe "fuggitiva statica", "ossimoro vivente", "vecchia stupida". Pensando a lei, gli amici sceglierebbero solo la terza definizione. Aglaja ama molto conversare, al punto che, talora, nelle serate più mondane, riesce persino a chiedere il sale prima che la cena finisca. Aglaja non si rassegna all'idea di non avere più 17 anni, di non avere mai avuto la taglia 42, di non avere scritto i libri che più ha amato, di non poterne almeno riscrivere i finali. Pur millantando essere persona seria, Aglaja sfoga le sue perversioni grafico-letterarie sul web: oltre a illustrare e vignettare sul blog e sul sito di Enzo Costa (nonché il suo Versante Ligure su OLI), illustra, vignetta e scrive su AGLAJA e PROVE DI AGLAJA. Non è una notizia fantastica? No? Lo supponevo.
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