Bilain
(un'intervista a Mr.J.R.Spensley)

di Aglaja
Una piccola piazza sfigurata dalla luna. Una casa, tra tante, vi si affaccia.
Un portone, dagli antichi fregi, reca un'insegna, Albergo Unione, che solo i visionari come me e le ombre che vagano leggère riescono ancora a lèggere.
Sulla soglia, una persona alta, dalla folta barba e lo sguardo ironico, mi attende.
A: Buonasera, Mr.Spensley
S: Good evening a lei, Miss Aglaja
A: La ringrazio per questo incontro. Vogliamo incamminarci?
S: Volentieri: mi è sempre piaciuto perdermi in queste viuzze
A: Caruggi, Mr.Spensley, caruggi
S: Oh, bilain, è giusto: caruggi..
[Ci incamminiamo, apparentemente senza meta, nel dedalo del centro storico]
A: Vuole presentarsi ai nostri lettori?
S: Of course! Sono il dottor James Richardson Spensley, giramondo, cultore di scienze e di esoterismo, archeologo, filantropo, scout, corrispondente per l'Italia del Daily Mail. So benissimo, però, che per voi sono semplicemente a Genoa's founder..
A: Semplicemente? Sta scherzando! Lei non è "semplicemente" un fondatore del Genoa: lei è il padre del calcio in Italia!
S: Piano con l'entusiasmo, please! Non sono mica un eroe, bilain! A quei tempi non sembrava neppure una cosa così importante, un fatto, come dite?, epocale.
A: Com'erano "quei tempi", Mr.Spensley?
S: Belli, in my humble opinion, specie qui a Genova: un grande sviluppo economico e intensi traffici marittimi avevano portato sotto la Lanterna noi inglesi ("gli industriosi sudditi di sua Maestà britannica" ci chiamavate), così simili a voi nel carattere e nella supponenza [ride sarcasticamente]. Eravamo una piccola ma tenace comunità, che voleva rivendicare le proprie origini e, nello stesso tempo, consolidare le nuove radici in questa strana città, aperta e chiusa ad un tempo, mediterranea e nordica, calda e speziata ma fredda e asettica, passionale e vendicativa ma algida e composta.. Mi perdoni gli ossimori, Miss, ma, bilain, sono anche poeta..
A: La perdono volentieri, Mr.Spensley, lo sono anch'io [ci concediamo un educato ammiccamento] Ma continui, la prego..
S: Gli affari, le dicevo, andavano molto bene e cominciammo a creare nuovi centri di aggregazione. Pensi solo a The Sailor's Rest - la casa del marinaio-, le Apothekes, le chiese per il rito anglicano, e le associations per il tempo libero dove potevamo praticare sport e frequentare i compatrioti..
A: Mr.Spensley, scusi se la interrompo, ma.. e il Genoa?
S: Oh, bilain, vede? Vede che anche lei.. [finge di sdegnarsi, ma gli brillano gli occhi] Il Genoa, vuol sapere.. Well, non ho bisogno di ricordarle che Giovedì 7 settembre 1893..
A: .. in via Palestro 10 interno 4, nella nuova sede del Consolato britannico, nasceva il Genoa Cricket and Athletic Club.
S: Very well, Miss, ma lei è malata di Genoa e ci mancherebbe ignorasse la sua storia [alza un sopracciglio]. Però, allora, pochi fra i genovesi erano informati e quei pochi erano diffidenti o scarsamente interessati. Quell'associazione era un luogo esclusivo per il cricket - un giuoco che in Italia non conosceva praticamente nessuno - e per la nobile atletica.
A: E dove venivano praticati?
S: Nella Manchester italiana
A: E sarebbe?
S: [ride] Ma, bilain, a San Pier d'Arena - dove sorgevano numerose fabbriche -, non distante dalla factory degli scozzesi Wilson e MacLaren! Però, poco a poco, il gioco della palla iniziò a spodestare gli altri due sport : una piccola rivoluzione proletaria.. [oltre al sopracciglio alza un angolo della bocca]
A: In che senso, Mr.Spensley?
S: Lo sa che Sua Maestà Edoardo II, il 13 Aprile 1314, proibì il gioco del large football a Londra e nei luoghi pubblici? E che Enrico V mise al bando il gioco nel 1388, con un editto in cui lo definì "sport disonesto, inutile ed ozioso"? E che Shakespeare nel King Lear fa dire con dispregio ad uno dei personaggi: "You base foot-ball player" ("tu, indegno giocatore di calcio")?
A: Perbacco! Ma a lei piaceva e lo praticava!
S: [gli brillano ancora gli occhi] Bilain, se mi piaceva! Era dall'epoca del college che facevo il portiere! Guardi che fisico! Altro che Buffon!
A: Lasci stare Buffon, per favore, che nutre simpatie per il Genoa, e continui. Dunque lei era un ottimo sportivo, e così..
S: So, il calcio faceva parte - isen't? - delle discipline atletiche. Mi limitai a farlo notare con insistenza, fino a renderlo l'unica disciplina praticata [sogghigna diabolico]. Mi resi indispensabile: organizzai la squadra, feci il portiere e l'allenatore, contattai per sfidarli gli equipaggi dei numerosi bastimenti britannici che attraccavano tra il molo Giano e la Lanterna. Feci tanto di quel rumore - curioso, vero, per un riservato e "industrioso suddito di Sua Maestà Britannica"? - che da lì a poco in città si cominciò a parlare della nostra squadra e del nostro sport.
A: E poi?
S: E poi grazie anche a my good friend, Edoardo Pasteur, convinsi i miei connazionali del Club ad ufficializzare la sezione calcistica dell'associazione: nel 1899 nacque quindi il Genoa Cricket and Football Club.
A: Va bene, la denominazione sociale era nata, ma dove giocavate?
S: For an open-air game ci voleva un terreno di gioco per gli allenamenti e per le partite ufficiali . Se ne occupò Geo Davidson, imprenditore scozzese trapiantato da diversi anni sulle sponde del Bisagno. Convinse i dirigenti della Società Ginnastica Colombo (di cui era socio) ad affittare ai footballer anglo-genovesi il prato all'interno del vecchio velodromo, ormai quasi in disuso, di Ponte Carrega. Nel 1904 ci trasferimmo a San Gottardo, nella stessa valle e nel 1910 in via del Piano, nel quartiere di Marassi, e quello fu, da allora, il campo del Genoa, "o campo do Zena" come dite voi.
A: Anche a Torino, intanto, si sviluppava la stessa passione..
S: Of course: tra il novembre del 1897 e il maggio del 1898 Genova e Torino ospitarono una serie di incontri preliminari tra l'International FBC di Torino, il Football Club Torinese, la Società Ginnastica di Torino e il Genoa. La stagione, sancita dalla neonata Federazione Italiana del Football, si concluse con quel mitico quadrangolare dell'8 maggio, vinto dal Genoa (io parai anche i moscerini, in quell'occasione) [gli si incrina la voce]
[camminando camminando, siamo giunti a S.Agostino]
S: Look, Miss, S.Agostino!
A: Altri ricordi, Mr.Spensley?
S: Tra i più belli: qui, con Mario Mazza, riunimmo il primo nucleo di giovani che avrebbero dato vita ai "Ragazzi Esploratori Italiani". Gli scout, do you know?
A: Certo! [iniziano a mostrarsi le prime luci dell'alba] Vogliamo tornare all'Unione?
S: Sure.
[torniamo sui nostri passi, in silenzio, mentre i carruggi, pian piano, sembrano svegliarsi]
A: Come finì la sua avventura col Genoa?
S: Così come finì quella della mia vita: partii per la Guerra, nel '15 e non tornai più.
A: E' vero che cadde per voler aiutare un amico?
S: Miss, this is my privacy!
A: Mi perdoni, Mr.Spensley.
[proseguiamo senza più proferire parola]
A: Eccoci arrivati. E' vero che questa fu la prima
sede operativa del Genoa CFC?
S: Yes.
A: Mr.Spensley, si è immalinconito? E' da un pezzo che mi risponde a monosillabi.
S: Miss Aglaja, pensavo.. io sono un'ombra.. ma anche quel football, quel mondo, quelle prime bandiere.. ombre, ombre! Cosa è rimasto, Miss, mi dica, cosa è rimasto?
A: Poco, Mr.Spensley, molto poco. Ma quel poco è immenso: è rimasta la passione e la fede in certi valori che vanno oltre il denaro o le nuove regole. Siamo rimasti noi, guardiani del Grifone, custodi del passato che continua nel futuro.
S: Bilain, Miss, che belle parole.. [e un guizzo ironico ne illumina nuovamente i tratti] Ora devo proprio congedarmi, mi aspettano per un allenamento Garbutt e Santamaria.
A: La ringrazio davvero, Mr.Spensley, per il tempo che ha voluto concedermi e, mi raccomando, dia un occhiata al Genoa, ogni tanto, che ne ha bisogno!
S: Don't worry!
[L'inglese sta entrando nell'Albergo Unione]
A: Ah! Mr.Spensley?
S: Che c'è ancora?
A: Scusi, c'è ancora una cosa che non mi è chiara.
S: Dica, ma veloce, che sta già sorgendo il sole..
A: Che diavolo significa bilain?
S: Lei tifa per il Genoa?
A: BELIN !
S: Ecco.. [scompare]