Carte false

 

             

di Aglaja

La nonna era davvero un personaggio: venuta al mondo l'8 marzo (protofemminista già per nascita) del 1898 aveva nel sangue tutta l'irruenza, la sagacia, la testardaggine e la battuta tagliente di un mix esplosivo di corso (per parte di madre) e toscano (per parte di padre). Intelligente e pronta, pur di famiglia non agiata, la si fece studiare (al contrario dei fratelli maschi, cosa unica per l'epoca) fino a farle prendere il diploma di segretaria d'azienda (il suo studio doveva comunque essere finalizzato a un pronto impiego). Lavorò fino alla pensione presso una ditta (import-export) della piccola città di mare: assunta come segretaria, divenne in pochi anni l'indispensabile factotum e quindi il braccio destro del principale. In casa era lei a comandare (l'unica che le teneva testa, con suo grande scorno, era la bambina) e mantenne l'indiscusso ruolo di capofamiglia (dispotica, manesca, stundaia e lunatica) fino alla morte, avvenuta alla bella età di quasi 92 anni (morì il giorno precedente il suo compleanno).

Di se stessa aveva un'elevata opinione, del resto del mondo infima: riteneva di essere istintiva ma speculativa, intuitiva ma razionale, facendo della propria concretezza un vanto. Tuttavia, anche i più sagaci hanno delle debolezze. Quella della nonna era un'inguaribile superstizione ed un'incontrollata fiducia nelle cartomanti.

L'arzilla signora, ormai in pensione, poteva esercitare il suo ruolo di despota familiare a tempo pieno: sotto di sé venivano - nell'ordine - il marito, la figlia, la nipotina e il cane. In certi pomeriggi, rimanevano sole in casa la nonna e la bambina: magari il cane portava il nonno a prendere una boccata d'aria e la figlia era impegnata nel suo lavoro. Era proprio in quelle occasioni che lo spirito trasgressivo che albergava nell'austero donnone si palesava. Bastava una rapida telefonata: veniva immediatamente fissato un appuntamento e, fatto indossare velocemente il cappottino alla nipotina, si usciva, si attraversava la piazza, si entrava nel portone di un palazzo vicino, si saliva ansimando una rampa di scale dall'indimenticabile afrore di soffritto e minestra di cavoli  e si era subito ricevute da una scialba signora in vestaglia da casa, indumento nobilitato da una serie considerevole di patacche alimentari. Nonna e nipotina (la cui presenza era sistematicamente ignorata dalle cospiratrici, ma i cui sensi memorizzavano ogni cosa) venivano fatte accomodare nel tinello stracolmo di ninnoli da fiera, abat-jour da "atmosfera" e santini strapazzati: una specie di raccolta di buone cose di pessimo gusto da grottesca Signorina Felicita dei baracconi. La cartomante apriva quindi un cassetto e tirava fuori un enorme mazzo di carte unte e bisunte dagli angoli spiegazzati, che cominciava a mescolare con enfasi. Quindi, memore per un istante della presenza della bambina, diceva, con voce sottile e stridula da cardellino: "Facciamo spezzare il mazzo all'innocente". Ciò fatto, l'innocente poteva rientrare nell'oblio. Le frasi che la cartomante pronunciava erano - più o meno - sempre le stesse: "Qui c'è una donna che trama alle sue spalle!", oppure: "Un uomo cattivo le vuole male", o ancora: "C'è un problema di salute: occorre mangiare di meno!" (la nonna era obesa!). Dopo un'oretta, la seduta aveva termine: la nonna lasciava una busta su un piatto d'argento (?) annerito da una misericordiosa ossidazione, più serena per aver avuto la conferma che il mondo tramava alle sue spalle e rassegnata al fatto che le restassero più pochi anni di vita tra mille malanni (morì, come ho scritto, a 92 anni).

Un'estate si era, come in quegli anni spesso capitava, a Montecatini a "passare le acque", quando la nonna decise di fare una gita con la nipotina. Meta prescelta: Pescia. Ora, quali retroscena vi fossero stati, quali accordi fossero stati presi, la bambina lo ignorava completamente; fatto sta che si ritrovò un pomeriggio con la sferica nonna dall'imperturbabile espressione, seduta accanto a lei su una scalcinata corrierina. Arrivate nella cittadina (di cui in seguito la bimba ricordò ben poco, perché non erano state certo le bellezze artistiche e paesaggistiche locali ad averle condotte fin lì), si incamminarono per una stradina dal grigio acciotolato, entrarono in un certo portone e furono subito ricevute da un donnino cerimonioso che le squadrò ("Ci sta soppesando", pensava la bambina) con occhietti di un brillio metallico che parevano capocchie di spillo. Il caldo era insopportabile: la bambina notava disgustata strisce di carta moschicida nere di insetti, i rivoletti di sudore che segnavano i visi e un vago sentore di rancido che aleggiava sulle loro persone. La stanza dove furono ricevute era in penombra e lingue di luce filtravano polverose dalle persiane accostate.

La bambina da qualche tempo non stava bene, la sua schiena si piegava, si stortava, si accartocciava, come una pianta senza luce ed aria. La nonna si era convinta che, causa di questi ulteriori dispiaceri che gravavano sulla famiglia, dovesse essere un malocchio gettato sulla piccola da chissà quale nemico ("l'uomo cattivo che le voleva male"?), ovviamente per colpire loro. Così, senza avvisare nessuno, aveva deciso di portarla da una famosa "maga" per farle togliere la maledizione. Gettata così nella mischia, senza preavviso, non più solo muta testimone della superstizione nonnesca, la bambina si trovò disorientata e attonita protagonista di un rituale magico! Non sapeva se infuriarsi o mettersi a ridere. Sospese il giudizio fino a quando il donnino cominciò a imporre le mani attorno a lei, come a seguire un suo immaginario contorno, pronunciando litanie in un incomprensibile latinorum: era troppo! La bambina cominciò ad essere scossa da una risata irrefrenabile, che lasciò di stucco la maga ed offesa la nonna. Poi entrambe convennero trattarsi di un riso nervoso, dovuto al malocchio (un demone, magari) che usciva dalle piccole viscere e, terminato molto velocemente il rito, si fece un giro di carte per la nonna e ci si preparò al congedo. Prima di uscire il donnino, nel prendere l'immancabile busta dalle mani della nonna, le consegnò una specie di cuscinetto confezionato con del nastro rosso, al cui interno - disse - vi erano erbe straordinarie per far sì che il malocchio non tornasse più sulla bimba: avrebbe dovuto sempre tenerlo sul cuore a contatto di pelle, solo così sarebbe stata in salvo dal maleficio.

Il ritorno fu mesto: erano entrambe arrabbiate, la nonna con la bambina per la sua irrispettosa risata, la bambina con la nonna per averla umiliata facendola partecipe e attrice di quella ridicola farsa.

L'ignobile cuscinetto finì nella spazzatura dopo un prudente soggiorno in una scatolina di porcellana.

La bambina non guarì, anzi, peggiorò.

Ma il male più grande non era nella schiena.

 

 

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