Tre gomitoli

di Aglaja
(...)
Tu non ricordi; altro
tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma
s’allontana
la casa e in cima al tetto la
banderuola
affumicata gira senza pietá.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’ oscuritá.
(...)
Eugenio Montale, La
casa dei doganieri
Nella
SCATOLA MAGICA ci sono tre matasse di
fili, tra loro aggrovigliati. Il tempo ne ha sbiadito i colori, uniformandoli
in un intrico scialbo, e addipanarli non è facile impresa.
Ad ogni nodo da sciogliere, un'immagine da decifrare. Ad ogni svolta del filo attorno alle dita, una memoria da disvelare.
Il gomitolo rosa antico
Una
bambina si tappa le orecchie per non sentire più le grida che costruiscono
macerie nella stanza accanto alla sua. Urla in silenzio
dentro sé: "vogliomorirevogliomorirevogliomorirevogliomorire"
come una cantilena, una ninna nanna, sì, una ninna nanna per dormire, soltanto
dormire, finalmente dormire e non
sentire più niente, nessuna voce cara trasformata in una lama che
accarezza crudele, che uccide sì, ma troppo lentamente. Con la tenera
rosea punta della lingua, morsicata a sangue nel pianto, lecca il sale delle
lacrime, ne impara il sapore, per riconoscerlo ancora.
Il gomitolo
giallo oro
Un
ragazzo dalle palpebre stanche e i ricci sfatti e sbiaditi, infila la testa in
un sacchetto di plastica bianco e stringe, tenacemente stringe, senza più forza
stringe, per non avere più la voglia insensata e insopprimibile di bucarsi le
braccia, le mani, le gambe, la pancia, qualsiasi lembo di pelle o brandello di
carne livida che ancora ricopre il suo corpo ossuto; per non vedere più sua
madre - dolce ed altera, tenera e implacabile, impaurita e vinta, isolata e
abbandonata - sfatta dall'angoscia del suo fallimento di moglie e di madre; per
scappare dagli amici che ancora oggi gli hanno portato una dose in ospedale;
per sfuggire al se stesso, bambino ridente, coi boccoli biondi, dorati come la
vita sognata per lui, prigioniero per sempre nella stanza dei giochi di un
inferno in maschera.
Il gomitolo
bianco avorio
Una
vecchia ha smesso da tempo di mangiare e si consuma, così come la vita - che
ancora le si aggrappa alle ossa - le appare consumata, lisa come la veste che
non cambia più. Non parla, non volge neppure il viso pallidissimo, ignorando
chi la chiama ansioso, chi vorrebbe riavviarle quei fili bianchi e cincischiati
che paiono staccarsi e volar via. Non si alza da quel letto antico che ancora
si affossa e l’accoglie come se le fosse rimasto un corpo massiccio da far
riposare. Ma oggi davvero il riposo le verrà incontro. La donna è trasparente,
leggera, così leggera che può passare, facilmente e senza farsi troppo male,
oltre la linea del tempo.
Ha gli occhi aperti, le pupille opache, lo sguardo velato, ma vede bene
l'assenza e le si accosta ansiosamente.
Tre gomitoli di un passato che torna, vinto dalla memoria e dal suo inesorabile ripetersi.
Aglaja