Semana Santa

 

 

 

a Siviglia

 

 

di Aglaja

 

Piove e la notte entra senza ombre nella stanza.

Buio completo, assenza di suoni diversi dal monotono ticchettio della pioggia sui vetri.

Immobile, sospesa in questo vuoto, lascia la mente attraversare il tempo e lo spazio.

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Semana Santa a Siviglia.

Penitenti incappucciati con vesti di diverso colore.

Odore di incenso fortissimo, inebriante.

Bimbi che si insinuano tra fedeli e penitenti, sgusciando tra le gambe della folla implorano: “Nazarenos! Caramelo, caramelo!!”.

Carri enormi per Madonne piangenti dai sontuosi manti ricamati. Guizzi d’oro, d’argento. Bagliori di ceri e fiaccole. Croci imponenti. Il peso straziante di una fede senza domande, sulle spalle di afasici penitenti, occhi enigmatici e piedi scalzi.

Donne in nero, le lunghe mantiglie appoggiate sugli alti pettini che fermano lucidi nodi d’ebano; tra dita febbrili, sgranano rosari preziosi: cristallo, oro, legni profumati.

Ascetiche cattedrali gotiche, opulente di interni barocchi che parlano di morte, accolgono le anime dei fedeli, con la fissità cupa dei santi in gran parata.

Cielo intensamente azzurro, sole sfavillante: aria leggera e greve, sfiora le guance e lascia un’umida carezza.

Profumo intenso di fiori d’arancio: zagare che stordiscono di sensualità.

Ovunque fiori lussureggianti, alberi giganteschi, secolari, esotici: nei parchi, nei giardini, nei patii - ombrosi e colorati di azulejas - nascosti dall’accecante candore delle case.

Strade tortuose si aprono improvvisamente su piazze e piazzette, giardini e chiese, monumenti di un passato che è morto e non lo sa.

Archi lobati, porte moresche, labirinti africani.

Occhi severi scrutano, espressioni altere valutano, pronte ad escludere, con diffidente ritrosia, o ad accogliere, con riservata cortesia.

Bianche colombe si levano improvvise: stelle cadenti nel profondo turchino della sera, nelle ombre violacee della notte. E, nella notte, chitarre piangono o ruggiscono, tacchi segnano il ritmo violento della grandine, canti esplodono improvvisi come urla di ira o di passione.

Botteghe, bazar, bettole, locande: parole e accenti distinguono un abanico soltanto gracioso da un abanico de madera de artista, entallado e pintado a mano! Gli occhi si riempiono di forme e di colori. Le dita accarezzano mantillas di pizzo, trajes per flamenco, cuir marroquì, madera taraceato, ajedrez di ogni tipo e materiale, mosaicos piccoli e grandi, guitarras lucide e sinuose, come gli occhi ed il corpo di una donna bruna che balla al loro pianto.

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Un sonno inquieto spegne ogni luce, smorza ogni suono, soffoca i sensi.

E' la notte di un inverno lunghissimo.


 

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