Vuoto Pneumatico

 

 

 

e Tedio Sintetico

 

 

di Aglaja

Vuoto Pneumatico e Tedio Sintetico son les mots qui vont très bien ensemble, très bien ensemble.

Non vogliono dire nulla, ma danzano in me, vogliono essere risolte in un racconto. Sono giorni che mi tormentano e che mi interrogo sul loro significato.

Sono due personaggi in cerca d’autore? (Solo due: conosco i miei limiti..)

E chi possono essere?


IPOTESI 1

Cinquant’anni sullo stesso pianerottolo e “Buongiorno” “Buonasera” e poco altro (“Saluti alla signora” “Complimenti, che bella bambina!” “Per il riscaldamento..ne parliamo all’assemblea”). Il cappello sollevato con distinzione, nel saluto; il cenno educato con il capo. Mai una stretta di mano o una conversazione più confidenziale.

Poi..una moglie che va via, un’altra che muore, i figli che crescono, si sposano, si trasferiscono..

Due anziani soli in due appartamenti contigui: uno con la memoria che ormai lascia buchi orrendi (a volte consolanti, altri paurosi) e lacrime che scorrono senza ricordare perché; l’altro senza più speranze, aspettative, o attese di qualcosa (qualunque cosa) o qualcuno, abbandonato a misurare la lunghezza delle giornate, risolvibili in un unico, esasperante istante.

Due estranei, che non sanno dividere neppure l’ultima solitudine.

 

IPOTESI 2

Una ragazza senza amiche, forse malata, forse timida, forse troppo adulta. Riempie i lunghi pomeriggi, dopo i compiti, di letture furiose e furiose paginate di diario. E’ così orgogliosa che non accetterebbe mai di ammettere la propria solitudine come emarginazione: preferisce credere di aver scelto di farsi il vuoto intorno.

Il ragazzo apprendista nel negozio di idraulica accanto al portone dell’abitazione della ragazza, si annoia mortalmente: non ama il suo lavoro: deve farlo, deve portare soldi in casa, deve dimenticare i coetanei che ancora vanno a scuola, deve accettare la strada che gli hanno detto di fare.

Quando la ragazza esce per andare al liceo, lui è già in strada, che aspetta che arrivi il padrone ad aprire il negozio.

Spesso gli sguardi si incontrano.

Ma le loro vite non si incontreranno mai.


IPOTESI 3

Un carcerato. E’ in prigione da una vita. Dice a se stesso e a chi ha voglia di ascoltarlo, di essersene scordato il motivo. Mente, naturalmente. Ha ucciso sua madre. Era necessario, naturalmente. Non avrebbe potuto essere libero, mai, con lei in vita. E ora è libero, naturalmente. Più libero qui, in questa piccola stanza, che fuori, nel mondo, con lei.

Se solo smettesse di rimboccargli, ancora!, le coperte.

Se solo smettesse di dirgli, ancora!, di mettere ordine tra le sue cose.

Se solo smettesse di guardarlo, ancora!, con quell’espressione così dolce..


Il sorvegliante lo conosce da sempre. Quando è arrivato (“E’ una sede provvisoria..”) c’era già. Conosce i suoi occhi vuoti e cilestrini così come conosce i mille altri occhi degli altri “ospiti”. Cambiano spesso, ma sono tutti uguali. Puoi sfogliarli come un catalogo e trovi ferocia, insofferenza, rassegnazione, sfida, furbizia, sofferenza, incredulità, abulia, frenesia..

Gli occhi del sorvegliante sono invece carichi di sonno e di inerzia. Non sanno più illuminarsi né di rabbia, né di comprensione e nemmeno pazienza. Conta le settimane che lo separano alla fine della sua pena.


IPOTESI 4

Due vecchi comici di varietà: una vita a raccontare barzellette (un repertorio vasto, ma negli anni ripetitivo); recitare gag dalla comicità meccanica e, alla lunga, scontata; invidiare altri comici dalla maggior fortuna.

Entrambi erano convinti che, senza l’altro, avrebbero potuto avere una grande carriera, riscuotere un grande successo, ottenere la vera consacrazione nell’olimpo dell’arte.

Avevano anche tentato, per alcuni anni, di percorrere la strada da solisti, ma l’esito poco confortante, l’anonimato da reggere da soli invece che in coppia, li aveva poi convinti (o meglio aveva convinto il loro impresario) a tornare sui propri passi.

Si odiavano profondamente.

Il primo sosteneva di essere il cervello del duo, l’autore di tutte le migliori battute, quello che sapeva battere sull’attualità per costruire sempre nuovi sketch. Senza di lui la coppia non avrebbe mai funzionato: l’altro aveva la zucca troppo vuota per inventarsi il repertorio!

Il secondo ribatteva che la vera vis comica era la sua, che il pubblico rideva per come lui porgeva le battute, per i suoi impareggiabili tempi comici , per i suoi ridicoli ammiccamenti. Senza di lui la coppia non avrebbe mai funzionato: l’altro era troppo noioso per coinvolgere gli spettatori!

Finirono alla casa di riposo per la gente dello spettacolo insieme. A furia di girovagare e di far ridere, non avevano avuto tempo di curare gli affetti familiari e quando le ultime compagne di dispersero con gli ultimi risparmi, si ritrovarono, soli, a dividere l’ultima tournée.

Litigarono sino alla fine. Se ne andò per primo “il cervello”. Quando accadde, il “vero comico” si accorse che non c’era più scopo, non c’era più gusto, non c’era più niente.

Però era vero che conosceva i “tempi” come nessuno.

“Ex comico ottantenne si suicida alla morte dell’antica spalla”: era riuscito a rubare per l’ultima volta la scena al suo compagno.


IPOTESI 5

Il Vuoto Pneumatico e il Tedio Sintetico sono solo miei.


 

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