Nascita

 

 

di una consapevolezza

 

 

 

 

di Aglaja

 

 

Il signor Rodolfo, fin da bambino, amava le rime. Intendiamoci, non era un appassionato di versi aulici o di classiche poesie, no. Rodolfo era semplicemente convinto che nelle rime vi fosse il magico segreto della vera essenza delle cose. E questo valeva sia per gli oggetti più insignificanti sia per le persone che più contavano nella sua vita.

Non avrebbe mai svelato ad alcuno, però, questo suo segreto. In effetti se ne vergognava un poco, apparendo persino a se stesso stupido.

Come confessare, ad esempio, che, ragazzino, cominciò ad apprezzare veramente il formaggio, quando realizzò che una delle sue rime era *maggio*? Come spiegare che tale parola gli evocava un alberello di maggiociondolo dagli splendidi grappoli di fiori gialli, quelli che si incantava a osservare nel loro luminoso oscillare nella brezza? E che , ancora, poteva vedere, con quella parola, le rose di maggio, quelle che sue madre tanto amava e di cui conservava i petali profumati nei libri? Per questo, il signor Rodolfo si commuoveva davanti a una scamorza od annusava estasiato un gorgonzola  come fosse stato un fiore: ma chi poteva comprenderlo?

E poi: tra i pesci, per dire, adorava l'anguilla, perchè la collegava alla rima *scintilla* e quel pesce sottile, dai bagliori d'argento, gli pareva una stella cometa, una stella filante di luce nell'acqua.
Anche per le persone era la stessa cosa: la signora Colummella Pierina, arcigna professoressa di greco in quarta ginnasio, rimase per sempre nei suoi ricordi come la dolce *Stella Marina* che egli, attraverso la rima, aveva scoperto tra fondali di aoristi e di piuccheperfetti. Il truce macellaio Pietro - il signor Rodolfo ne era convinto- doveva il suo aspetto burbero ed infelice all'aggettivo *tetro* che con il suo nome rimava.
E così, anche quando si innamorò, il signor Rodolfo diede grande importanza alla rima che accompagnava il nome della fanciulla prescelta. Il suo primo amore fu una certa Violetta, che Rodolfo volle creder *perfetta*, ma che di fatto lo tradì con lo stagnino.

Il secondo si chiamava Anna, ma Rodolfo intuì certe sue intimità con gli spinelli (sempre grazie alla rima.) e la dimenticò rapidamente.

Il terzo fu quello decisivo: era la signora Patrizia ed era così bella che il signor Rodolfo finse con se stesso di non aver notato la rima con *nequizia* e preferì soffermarsi sulla più lieta rima *letizia*. Mal gliene incolse, come vedremo in seguito.

Ma non era di questo che vi volevo parlare, bensì di quella volta che il signor Rodolfo cominciò a riflettere sul proprio nome. "Rodolfo", disse a se stesso il signor Rodolfo (anche perchè se lo avesse detto a se stesso il signor Amilcare, avrebbe sbagliato persona ed io avrei sbagliato racconto). "Rodolfo", ripetè pensieroso. Fino a quel momento aveva badato a cercare rime per ogni cosa e persona, e mai si era soffermato su di sè. Con cosa faceva rima *Rodolfo*? Qual era la vera essenza di quel mite signore, tutto casa e lavoro, marito e padre esemplare, mai una parola dai toni forti, mai un comportamento appena sopra le righe.."*Golfo*?" si chiese perplesso il signor Rodolfo. Mmmh, non lo convinceva.. "*Zolfo*?" Naaa, non prendeva fuoco facilmente.. Insomma: lui che aveva trovato una rima per tutto e tutti, non riusciva a scovarne una che definisse la sua personalità. “Evidentemente, la mia vera essenza è così complessa che una semplice rima non è sufficiente. Occorre passare alle assonanze!”

Si concentrò, passò in rassegna diverse possibilità, quando, improvvisamente, esclamò ad alta voce: “Polimorfo!” Ma che splendida parola, che superbo aggettivo! Non sapeva neppure lui da dove gli fosse uscito. Di fatto, non ne conosceva neppure il significato: gli si era manifestato come un'apparizione, un'epifania, un piccolo miracolo di autocoscienza. In preda a una forte eccitazione corse a consultare un dizionario: "Polimorfo" lesse "Che è in grado di assumere aspetti e modi diversi". Accidenti. Che possibilità meravigliosa! Che orizzonti prima sconosciuti gli si aprivano davanti. "Polimorfo!" continuava a ripetere tra sè, gustando la delizia del suono, assaporando ogni sillaba che quasi sentiva strusciare sui denti. Già si vedeva, come un Tiramolla vivente, assumere aspetti sempre nuovi, adattare la figura e i modi alle circostanze, fisiche ed ambientali, più diverse. Avrebbe potuto essere una farfalla in un prato, un pesce nei torrenti, un pettirosso nel cielo, uno.. "Stronzo!" lo apostrofò la signora Patrizia adirata "Quante volte devo dirti di metterti le pattine quando entri in casa?".

Fu da allora che il signor Rodolfo prese a trascorrere tanto tempo tra le mura del bagno: aveva scoperto il suo habitat e la sua essenza monoforme.

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