Women at work

 

 

 

La signora dei caselli:

 

in autostop da Fiesole a Pisa Nord

 

 

Cita Masso incontra Aglaja di Fiesole

 

Sandali scalcagnati, una maglietta sbrindellata, un paio di braghe d'antan firmate Va Lentino, la Maga Magò dell'autostop Aglaja sfodera il suo famoso ghigno sadico e subito precisa: «Ciò che mi caratterizza, è la mia unicità. Non è mai stato rilevante che fossi un uomo o una donna: come stramba son sempre stata perfetta». Lo dice con un'aria accattivante, con l'accento toscano marcato, mentre muove frenetica le mani e va a suonare tutti i campanelli che incontra (un trauma infantile mai superato, accenna).
Stramba, certo; ma comunque la prima autostoppista donna del settore fai da te turismo e trasporti, la signora simbolo della società "CALLI" (Centro Autostoppisti Lavoratori Ludici Instancabili), quella gestita dai Carmelitani
Scalzi, un fatturato da 1 milione e 400 mila calli all'anno. Da due giorni è arrivata a Pisa Nord e la sua famiglia l'aspetta per il fine settimana nella casa di Fiesole, per consumare insieme i fagioli al fiasco .
Insiste: «Mi piace dire che sono una stramba e basta, credo che la vera nuova frontiera sia questa: farsi accettare per quel che si è e lo vedo nei fatti: le mie figlie, che hanno 2 e 4 anni, non percepiscono più alcuna differenza tra me e loro. E allora l'unica cosa che mi piace è di aver contribuito con la mia storia a far sì che la carriera delle donne strambe ed autostoppiste, adesso, sia considerata come una cosa naturale, normale». Aglaja, nonostante la sua non verde età e i calli, sembra una ragazzina anche adesso, figuriamoci quando ha messo al mondo Sofonisba e Merope. Era incinta della seconda figlia (la prima aveva un anno) quando ha fatto con tre soli passaggi Fiesole - Castiglione dei
Pepoli. Lavorava dapprima come inserviente addetta alla pulitura delle toilette al grill Pavesi sulla A11 («Lì, vedendo tutti quei bei ragazzoni sporchi di grasso col pollice snodato, avevo capito cosa volevo fare veramente nella vita: quel pollice quasi consunto era il mito di noi ragazze: voleva dire viaggiare, vedere il mondo»), poi si era sposata con un gestore del locale chiosco di porchetta e aveva quindi deciso che per i primi anni di vita delle bambine si sarebbe limitata a studiare tutte le tecniche internazionali per ottenere un passaggio, perché in casa e al chiosco c'era
bisogno della sua presenza. Ma Aglaja non è mai stata capace di fare solo una cosa per volta e allora, mentre
badava a Sofonisba e Merope e serviva porchette, ha disegnato in inglese, frequentato corsi di abbordamento, visionato 70 volte" Accadde una notte" (sa ripetere ogni mossa di Claudette Colbert che insegna a Clarke Gable come si fa l'autostop) si è iscritta a scuola per la prima volta, sostenendo l'esame di licenza elementare con il maestro Manzi, questo mentre in famiglia le spaccavano perennemente le scatole: «Io- dice - ho potuto fare quello che ho fatto solo perché sono una zuccona: mio padre faceva l'ammaestratore di piattole, mia madre gli forniva la materia prima, io sono l'unica figlia eppure non mi hanno mai lasciato fare quello che volevo. Mio marito, in compenso, è stato un marito padrone e le mie bambine frignavano dal mattino alla sera. Il segreto è solo questo: se tutti
ti frantumano gli zebedei, sei poi fortemente motivata a mandare tutti a a quel paese, o ad andarci direttamente tu in autostop».
Nell'88 comincia a tagliare i primi traguardi (Vaiano, Porretta terme..) «Mi ero resa conto che ho molta forza, che so come far fermare le persone, motivarle; sono positiva, sono convinta che sia tutto possibile. Mi sento un po' Maga Magò e non solo per i miei capelli».
Nel '96 tiene a Fiesole il primo corso ufficiale di autostop femminile «È stata una sfida dura, ma affascinante. Ho preso casa al casello di Pescia. Non è stato facile, perché ero giovane ed ero l'unica dirigente autostoppista donna, ma se tu impari a sbraitare quando non sai e a spernacchiare quando sai, ti conquisti il rispetto degli altri».
I risultati di Aglaja sono premiati e da allora, seguendo il suo illuminato esempio, molte donne strambe vagolano sulle autostrade. «Io al casello di Pescia stavo benissimo, ma mi diverto finché c'è da costruire, quando le cose sono fatte e bisogna solo gestirle, mi annoio. Sono insistente, rompiballe, e questi sono difetti utili nella fase di costruzione di un'impresa, nel tran tran diventano difetti e basta. Così sono tornata a fare autostop in prima persona».
L'A 11 non ha più segreti per lei: tra una Rustichella e una Torta della Nonna percorre ogni giorno gli splendidi tratti dell'autostrada più bella d'Italia. Un solo pensiero -perché i sensi di colpa e le preoccupazioni le vince con un sorriso sadico alla "me ne impippo"- turba l'ottimista Aglaja: «Mi chiedo sempre se faccio abbastanza per gli altri... e allora cerco di fare qualcosa. Ad esempio mi piace dare una pulita ai parabrezza, cambiare l'olio, se occorre, svuotare i posacenere. Ho provato anche a concedermi agli automobilisti, ma hanno tutti preferito una spolverata ai finestrini".


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