Women at work

La signora delle scope:
l'operatrice ecologica e la formula familiare
Cita Masso incontra Aglaja Saggina

La
responsabile dell'area risorse umane e organizzazione di O.PU.S.DE.I
(Operiamo PUlizie Salvo DEiezioni Inessiccate), società ligure
quotata al sistema borsistico telematico di "Scarpino on line",
fatturato previsto per il 2004 di 95 milioni di sacchi di rumenta (=
spazzatura: il termine dialettale genovese è un ulteriore
segno dell'impronta dell'OPUSDEI nel settore), è un'operatrice
ecologica della prima ora (circa le quattro di mattina), una mora
dagli occhi marroni che gira per i caruggi di Genova con un
pancione enorme ("Un'altra cicogna in arrivo?" "No,
un'obesità già arrivata"), camuffato da una
sbarazzina tuta grigia. Ma Aglaja Saggina non è solo un
manager della ramazza in ascesa, il braccio destro del padrepadrone
del camion della rumenta: di quel padrone è anche la figlia.
«Che io sia una Saggina -dice Aglaja- è un'opportunità,
non una condanna alle pulizie forzate. Mi sono sempre mossa con
umiltà e prudenza, ma adesso devo vedere con distacco quello
che ho fatto e riconoscere la mie capacità. Da un anno
considero il mio apprendistato concluso: adesso io e Pippo (il padre,
colui che da sempre tiene le scope dell'azienda dalla parte del
manico ndr.) lavoriamo insieme, il futuro dell'azienda lo discutiamo
insieme, le mie valutazioni sulle qualità di un carico di
scope di nuova produzione pesano quanto le sue. Questa posizione
(chinata, per raccogliere meglio la spazzatura) me la sono
conquistata». È nelle tradizioni della gente di queste
parti e degli imprenditori che si sono fatti da soli crescere i figli
nella fatica, più che nella bambagia. Aglaja ricorda i primi
anni '70, quando OPUSDEI nasceva sul marciapiede davanti a casa, a
Rivarolo, con Giggia, la mamma di Aglaja, unica direttrice dei lavori
("Prima spazza via le foglie secche, poi raccoglile, quindi
butta un secchio d'acqua e ammoniaca!") e Pippo unico suo
schiavo. «Mia madre lavorava, con passione, convinta del suo
ruolo nel quartiere -ricorda Aglaja - e io dovevo per forza essere
brava a scuola. Questo era quello che mi era richiesto. Papà
non c'era mai, era sempre fuori a pulire i marciapiedi prima e poi le
strade, i viali..; io prendevo il pullman al mattino presto per
andare all'Istituto Grandi Pulizie di Cornigliano, e per strada
guadagnavo mezz'ora di sonno». «Ero -ricorda ancora- una
ragazzina impertinente, ma con grande spirito di intraprendenza:
avevo preso l'abitudine di apostrofare tutti cafoni che lasciavano
cadere anche solo una carta di caramella per strada, compresi
i foresti, turisti che, da diversi Paesi, venivano a
visitare la nostra bella città e la lordavano. Per non parlare
poi dei maleducati padroni di cani che girano senza paletta! Ancora
oggi, uno dei punti femi della mia azienda è il rifiuto di
rimuovere diarroiche deiezioni! Occorre una campagna di
sensibilizzazione al riguardo più incisiva di quelle
attuali. Io, ad esempio, proporrei una full immersion
nella.. questione! », conclude con veemenza. Terminati i corsi
presso l'istituto Grandi Pulizie, si pone un problema: a quale
facoltà iscriversi? In un primo tempo pensa a psicologia,
poiché ha saputo esserci un corso di scopistica. Quando
però le spiegano trattarsi di qualcosa di diverso dall'uso
delle scope, la delusione la spinge ad iscriversi a lingue: «Se
studio le lingue straniere, magari un giorno riuscirò a farmi
capire da quei besughi turisti imbrattatori» si consola. Nel
'95 si laurea e, dopo un anno di master presso la Sliding Broom di
Chicago (città il cui nome l'aveva allarmata non poco,
portandola a informarsi sulla locale situazione canina), nel gennaio
'96 entra finalmente nel mondo del lavoro e il padre, che nel
frattempo aveva fatto della missione familiare per la pulizia un
bussiness prima locale, poi multinazionale, le propone di
trasferirsi a , alla 3esse (Società Scope Saggina), una
cleansinghouse appena fondata. «Era solo un capannone dove
raccoglievamo i rifiuti, e io lavoravo sotto la guida costante
di mio padre. Io stavo là, ma mi guidava lui, col baracchino,
dal camion». Due anni dopo, e dopo essersi sposata con un
compagno di scopate (absit iniuria verbis!), chiede al padre di poter
tornare vicino a casa: il richiamo degli olezzanti caruggi genovesi è
per lei irresistibile. Lascia una realtà cresciuta fino a 15
dipendenti e un fatturato di 3 miliardi e mezzo di bidoni colmi.
In
OPUSDEI, nella sede centrale di Rivarolo, accetta una dura gavetta:
ricomincia dall'ufficio controllo qualità delle scope, sotto
la guida di una collega più esperta. Intanto va a vivere a
Begato, pochi chilometri distante, e scopre di essere tornata
incinta dal viaggio di nozze. «Ero molto preoccupata - racconta
- sia di perdere l'occasione di farmi strada in azienda, sia per me
stessa ma quell'incidente di ingenuità è stata la mia
fortuna: ho scoperto presto che stare a casa a pulire solo per me non
è nella mia indole, che fare solo la mamma non mi soddisfa; ma
ho sperimentato anche che figli e lavoro sono realtà
compatibili». Infatti dopo Giangi, nato nel '98, arriva Cicci,
nel 2001 e il 2003 è l'anno di Puppi. «Il mio lusso
maggiore - dice - è proprio la tranquillità sul fronte
dei figli. Ho due persone, Tata Tota e Tato Toto, che seguono i miei
pargoletti e che mi liberano dal preoccuparmi per quel che succede a
casa, consentendomi al mattino di arrivare bel presto in strada a
ramazzare, restando fino a sera a ramazzare. Talvolta, in realtà,
torno a pranzo a casa: ma lo faccio per scopare con mio marito
(ri-absit iniuria verbis!), così, tanto per rievocare i primi
tempi del nostro amore a Gorgonzola..». Fatica, Aglaja Saggina,
a citare altri sfizi che si concede: gira con un monopattino a motore
per spostarsi meglio nei suoi amati caruggi, va in vacanza a Vesima,
dove si rilassa, raccogliendo involucri di gelati e creme solari
abbandonati sulla battigia; spesso il fine settimana scappa con il
marito in qualche discarica di ultima generazione per aggiornarsi. Ma
il lunedì , puntuale, alle quattro del mattino, è già
in strada con la sua fida scopa a raccogliere la rumenta del week end
e a lasciare colorati biglietti sulle deiezioni canine, dove, in
quindici lingue diverse, è scritto: "La merda non è
questa lasciata dal tuo cane: sei tu che non la raccogli!".