Women at work

La signora delle mucche: dallo scanno allo scranno
Cita Masso incontra Aglaja di Tolmezzo

Sarà che viene
dalla Carnia, sarà che suo padre era il detentore del
record di mungitura labiale, sarà che adesso si occupa
della compagnia delle vacche sprizzanti numero uno (due e tre) in
Europa, sarà tutte queste cose insieme,
fatto sta che
Aglaja, signora della Fattoria La Vacca Che Ride, all'appuntamento
si presenta vestita come Heidi: impeccabile gonnellona blu, grembiule
bianco, il distintivo della Mammella d'Oro all'occhiello («Sono stata
la prima donna ad essere ammessa al Mungytoio di Tolmezzo centro»),
e, tocco di assoluta distinzione, zoccoletti gialli come il
piccolo scanno di legno che porta sempre con sè e il
fazzolettone di cotone che avvolge i suoi riccioloni
scomposti.
Mastica felice un bastoncino di liquirizia, tiene i
capelli arricciolati legati in una coda di mucca e ha un tratto
molto sbrigativo. «Inè da bat al fero cuön clé
ciaudo» è solita affermare.
Cosa vuol dire assumersi
delle responsabilità, del resto, lei l'ha visto fin da
piccola: dai quattro ai quattordici anni, invece che in una bella
casa della Tolmezzo borghese, ha vissuto in una stalla.
Racconta:
«Papà era l'addetto alla mungitura e pretendeva che
anche noi bambini io e il mio gemello Aglajo ci guadagnassimo la
pagnotta portando i secchi, servendo il fieno, prendendo
confidenza con le mammelle. Lorà
bisogna, stantà s
deve...». Frequenta i primi due anni della scuola
elementare, studia lingue salmistrate, poi si iscrive a una scuola
di antichi balli popolari, ma trova i suoi coetanei «un po'
noiosi» e, appena può, molla tutto e torna
alla
prediletta mungitura. Alla Spremitura International, azienda
che promuove l'industria italiana del latte sui mercati esteri, si
occupa di nuove tecniche di mungitura. Ci resterà per
dodici anni, viaggiando come una trottola da una stalla all'altra,
cercando di sposarsi vanamente per 20 volte (e raggiungendo il
record di durata del fidanzamento - 5 mesi- con Ottilio Ottoz,
allevatore ottantanovenne, deceduto poco prima delle
nozze), diventando nel frattempo campionessa italiana di hully
gully e passando poi al paracadutismo a cavalcioni di una
vacca.
Nel 1989 lascia la Spr.Int. per un nuovo grande amore: va a
vivere in città, a Milano, fa «la donna del manager»,
si occupa dei suoi figli, del suo cane, del suo parco con piscina,
di stirare, di lavare: sì, insomma, fa la donna
di servizio
del manager. Ma a Tolmezzo non si dimenticano di lei e quando c'è
da gestire, dopo dieci anni di chiusura per restauri, la
riapertura della stalla più grande del paese, è
un'amica a chiamarla e a proporle la responsabilità della
Fattoria La Vacca Che Ride, l'azienda del gruppo Mu che voleva
creare la struttura per rivisitare la mungitura come arte
e bussiness.
Aglaja chiude la parentesi di colf di città
e comincia la nuova avventura. «Per due anni ho fatto una
vita da bestie in mezzo alle bestie, ma möio mal sta ch'ped
rivé». Ma la fatica è compensata dai risultati:
«Divento dirigente di stalla e, con il passaggio del
Consorzio del latte al gruppo Mu, guadagno la vicedirezione
generale». Ma non sono solo "i galloni" di latte a
rendere Aglaja soddisfatta: «Amo la fattoria -dice- ma
soprattutto ho amato il piacere di avere anch'io un piccolo ruolo
nella crescita della mia Tolmezzo».
Nel 2000 Tolmezzo
viene scelta come sede del concorso Miss Vacca nel Mondo e per
Aglaja comincia il training da Colonia a Okinawa per imparare
a organizzare un Miss Vacca all'altezza delle passate edizioni.
«Il 20 luglio
racconta è arrivato velocissimo: il
caffè con Bush, i complimenti di Chirac, l'energica stretta
di mano di Putin, la visita della stalla con Kofi Annan. È
stato entusiasmante; potrei dire perfetto, se non ci portassimo
dietro tutti un po' di tristezza per il fatto che Carolina, la
nostra vacca in concorso, sia stata squalificata per sospetta
plastica mammaria». Gli incontri fatti nel corso della
preparazione del concorso fruttano ad Aglaja nuove proposte di
lavoro: l'ambasciatore Dal Bue la vorrebbe nella struttura
organizzativa che deve preparare il vertice sulla situazione
bovina,
lei dice di sì con entusiasmo, ma il vertice viene
definitivamente rimandato. Anche l'ambasciatore Vacheron è
rimasto colpito dall'efficienza mungitrice e manageriale di Aglaja
e dunque eccola alla direzione delle Relazioni esterne alla
Stalla.
«Mi occupo -spiega- della comunicazione
istituzionale tra Tolmezzo e il resto del mondo. Viaggio molto,
sono fuori Tolmezzo almeno venti giorni al mese. Non so cosa sia
l'orario di lavoro, ma nella vita è necessario fare delle
scelte e se tra le tue priorità c'è il lavoro devi dare
tutta te stessa: pi se stenta, pi se vive». Questo non
significa che nella vita di Aglaja ci siano solo le vacche: «Ho
una splendida famiglia di coniglietti, ho un nuovo maialino, ho
tanti mici».
Progetti? «Non ne ho. In fondo nella mia
storia lavorativa tutto è successo senza essere cercato.
Non ho particolari attese, né stress; sono
soddisfatta dell'oggi ma sono curiosa del domani. Sono
un'ottimista, stiamo a vedere che
cosa mi offrirà ancora il
destino. Sono una persona molto operativa, ho bisogno di vedere
che le cose funzionano, la mia religione è quella del "fare
latte"». Donna affascinante, benchè bisognosa di
una protesi dentaria, Aglaja chiarisce che "essere gradevoli
non basta, è necessario avere qualche numero in più:
per questo mi son ripromessa di raggiungere i 125 kg. Un bel mangiò,
un bel lorò " e mette in chiaro di essere visceralmente
contraria alla lobby della vacca da carne: «Per carità,
le vacche valgono per quello che sanno fare e tra l'altro a me
capita spesso di sentirmi più vicina a una zuppa di pane e
latte che a una bistecca!"
Insomma,l' approccio di Aglaja
alla vita è diretto, pratico, concreto: pöda, paga e
va con Dio!