Lezioni di linguistica

 

di Aglaja

 

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Raccontare balle

una delirante interpretazione di Efisia Scazzacassi

dei testi di H. Weinrich

Professoressa Efisia Scazzacassi, docente alla Scuola Radio Edipo Cuneo

La lingua mente ? E il naso? Solo quello di Pinocchio dice la verità? E le orecchie? Vogliamo dimenticare quelle da mercante? (per non parlare di quelle del mio idraulico...o non era un’enorme orecchia quella che mi ha fatto vedere?)

Spesso si accusa la linguistica di essere un concentrato di balle.

Eppure..eufemismo, iperbole, cortesia, ironia, tabù, antropomorfismo, allegoria.., raccontano forse la realtà? No.

Ma possono essere definite menzogne? Boh?

Bisognerebbe sapere cos’è la menzogna. Troppo facile rispondere “quella che mi dice sempre mio marito quando gli chiedo dove è stato”. Ancor più facile affermare “il contrario della verità”. Qual è la verità? Chi può affermare con certezza di dire la verità o di conoscerla (a parte me, intendo). Dovrei rispolverare il relativismo gnoseologico, Pirandello e compagnia scrivente, ma oggi ho da fare e ho già dato la cera, quindi il panno per la polvere lo passerò domani.

Vogliamo citare S.Agostino? Non volete? Chi se ne frega.

S.Agostino diceva che la menzogna è una falsa dichiarazione resa con l’intenzione di ingannare.

Orbene, quando parliamo, lo facciamo con l’intenzione di ingannare? Le parole, prese una per una, mentono?

Voi conoscerete sicuramente i quattro principi della semantica testuale (fate cenno di sì con il capo, anche se non è vero. Anche perché chi può stabilire cos’è vero e cosa è falso? L’ho già scritto questo? Bravi, vedo che state attenti!).

Allora, ogni parola isolata ha un significato

 

  • ampio        (avete presente la taglia della mia gonna?)
  •  
  • vago          (pensate al mio sguardo quando mi parlano del conto del salumiere)
  •  
  • sociale      (un po’ come le mie lezioni)
  •  
  • astratto   (il decimo scudetto del Genoa).

 

Estensione e precisione sono inversamente proporzionali (come la passione che il Grifo sa suscitare e la sua fortuna )

Tuttavia, sono le frasi, i testi, le comunicazioni a precisare l’intento comunicativo delle parole, quindi si usa un significato con un intendimento

 

A) non ampio         -> circoscritto (come il numero dei miei ammiratori)

B) non vago           -> preciso (come le bollette che mi giungono ogni mese)

C) non sociale       -> individuale (come gli spernacchi che mi state rivolgendo)

D) non astratto    -> concreto (come l’adipe sui miei fianchi)

 

Quindi, il significato di una parola è il suo uso.

 

Ma anche la sintassi mi aiuta a sviluppare questo mio delirio.

Se io scrivo:

 

Efisia

Ha aperto

Il

Frigorifero

E

Lo

Ha svuotato

 

chi legge, dopo ogni parola, formula un’ ipotesi sul contenuto successivo.

Questa ipotesi può essere confermata oppure no; in quest’ultimo caso si formula una nuova ipotesi

Per tornare all’enunciato precedente:

 

Efisia (chi è? Una bella gnocca? Una religiosa? Un ciospo inaudito?) 

Ha aperto (cosa? Un’attività commerciale? Il ventre ad un passante? La finestra per                 buttarsi di sotto?)  

Il (qualcosa di maschile, dunque..)

Frigorifero (ah..è quell’elettrodomestico che conserva i cibi)

E (sì? Vada avanti, per favore)

Lo (esso? Il frigo?)

Ha svuotato (nel senso che ha fatto pulizia? O in quello dell’attacco bulimico?)

Quindi, seguendo questo procedimento, nell’uso della parola in frasi, l’ipotesi del significato viene continuamente corretta. E dunque, vi ho dimostrato che la sintassi, oltre la sfinente rottura di scatole che voi pensate, è una sequenza di istruzioni che vi guida nel processo di

IPOTESI > VERIFICA > CONFERMA/FALSIFICAZIONE

Ma se con un testo si può dire la verità, come si fa a mentire ?

La frase vera imita la frase non vera con meticolosa esattezza, tranne la particella “non” ..

Vi ricordate la frase con cui ho esordito? “La lingua mente ?

Ebbene: con la lingua (non quella bavosa appendice che avete in bocca, ma l’idioma, il linguaggio, la favella) si mente anche se nel contempo si pensa il vero (o quello che si crede tale).

Vi ho già parlato di Sant’Agostino, sì? Beh, lo faccio ancora, chè qui mi cade a fagiolo (ah..la pasta e fagioli che ho cucinato oggi..). Per Agostino la menzogna è un pensiero doppio. Per la linguistica è una frase doppia (il pensiero è linguistico, anche quando pensate stronzate).

E la parola? Che diamine è? Tzè tzè (come direbbe il glottologo Bombolo): la parola è atto, e la comunicazione una catena di domande e di risposte.

 

Esempio di “domande totali ” (massima preinformazione):

 

  • Trovi che il bianco mi slanci?
  •  
  • Vuoi sposarmi?
  •  
  • Ti piace il mio taglio di capelli?

 

Risposte totali ”: Sì, basta che stai zitta/No, col cazzo!

 

E i concetti? Mo’ ci arriviamo.

 

I concetti sono identificati da una definizione :

 

  • sono di competenza della semantica del testo
  • hanno lo statuto semantico non di una parola isolata, ma di una parola nel testo
  • sono  meno precisi di una parola determinata completamente da contesto e situazione
  • sono parole determinate solo in modo incompleto

 

Capito niente? Rimedio col solito esempio:

 

Efisia è golosa e le piace abbuffarsi.

 

Un concetto chiarissimo, no? Anche se non sapete “quanto” Efisia sia golosa, né in che misura si abbuffi.

Quindi, il concetto è una parola che resta sospesa tra il polo del significato e quello dell’intendimento.

Non è del tutto preciso né tutto indistinto..

 

Ma torniamo alle immagini linguistiche di cui vi parlavo all’inizio di questa avvincente disquisizione: le metafore (e ivi includo tutti i tipi di immagine linguistica) sono imprecise? Sono inutili? Sono menzogne che travisano la realtà?

Domandina facile facile: di cosa sono fatte le metafore? Ovviamente di parole. E a cosa obbediscono le parole? Alle quattro leggi della semantica. Bravi. Pensate di esservela cavata così facilmente?

 

MA:

 

Se un contesto normale determina una parola nell’ambito del suo significato, in un contesto metaforico la determinazione va al di là del significato proprio della parola

 

E DUNQUE:

 

Il linguaggio non racconta balle e noi non le raccontiamo (almeno consapevolmente) parlando in senso figurato. I nostri pensieri giungono ugualmente chiari e precisi, sia che li affidiamo alle parole normali o alle metafore. Perché in entrambi i casi li affidiamo a un testo, e lo stesso contesto che crea le metafore garantisce anche che esse contengano il concetto che vogliamo esprimere.

 

Se per esprimere il concetto di cui sopra (Efisia è golosa e le piace abbuffarsi ), io avessi usato l’alata metafora:

 “ A Efisia si illuminano gli occhi quando mangia, essendo un pozzo senza fondo

 voi avreste sicuramente afferrato senza problemi il concetto espresso, vero bastardi?

Mi avvio a (no! Non ditelo!) concludere questa mia lezione, con un ultimo grande interrogativo: l’arte è menzognera ? O meglio: l’artista è un contaballe? Domanda infida e sostanzialmente mal posta.

Quando la letteratura racconta cose non vere, fornisce contemporaneamente tutti i segnali di menzogna. Tutte le caratteristiche tradizionali di un genere letterario segnalano che il testo è poesia (finzione) e non verità (perfino voi, da piccini, vi rendevate conto che le fiabe erano fiabe e non vita vissuta dei vostri genitori!). Vi devo fare la lezioncina sulla differenza tra vero e verosimile? Devo evocare quella buonanima del Lisander Manzoni? No, tranquilli.
Se pure in passato (in passato, eh?) la letteratura ha avuto pretese di essere “dispensatrice di verità”, realistico specchio del vero, oggettiva e positivistica registrazione della realtà, oggi è più difficile che ciò avvenga. Praticamente impossibile.


VERO? (o falso?)


Ops! Temo di essere punto e a capo..

 

Sia lodata la sintassi,

sono

Efisia Scazzacassi

 

Bibliografia:

 

    H. Weinrich, “Linguistica della menzogna”, in Metafora e menzogna, Il Mulino, 1976

  •  

    H. Weinrich, “Lingue a linguaggio nei testi” Feltrinelli, 1976

 

Efisia Scazzacassi

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