Lezioni di linguistica
di Aglaja
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DIR="LTR"> FILOPROCTOLOGIA esemplari di cultura medievale presentati da EFISIA SCAZZACASSI
Professoressa Efisia Scazzacassi, docente alla Scuola Radio Edipo Cuneo Pippo DE'NASIBUS, Una strofe sconosciuta di Bernart de Ventodeur e due testi anonimi Il canzoniere provenzale P(r) reca una strofa supplementare della canzone di
Bernart de Ventodeur, Pel dous chan que.les entrailles faint ,
finora non conosciuta da repertori ed edizioni. Nella strofa si celebra l'arte,
finalmente compresa, dei giullari meteoristi, adoperando alcuni motivi topici
- come quello della
misura della musicalità di ciascun tipo di flatulenza - che creano un legame interno alle sette canzoni (alcune non
autentiche) di questa sezione ventodoriana del codice. Si esaminano poi alcuni
testi anonimi: Gas no m'eschiu nuls per no mondas entrailles , cui
si associa Er'avem n'Air de Borbogiun . I due testi sono chiaramente
in
corrispondenza, adoperano schemi metrici di Peire Puant e derivano per argomento
e formule dal genere puanteur-enueg. Il
primo, la cui attribuzione a
Raimon de Miracul si dimostra infondata, contiene tra molti nomi non altrimenti
noti, proprio quello di Bernart de Ventodeur, allievo prediletto di Puant. Analoghe caratteristiche compositive e
recensionali consentono di delimitare un tipo di produzione minore che illumina
sulla fortuna giullaresca di Peire Puant e su quella di un genere ormai
canonizzato e di mai sopito successo.
Peire Puant svela i trucchi del mestiere a un discepolo Bacci PITTALUGA OLCESE, Precisazioni ecdotiche e rivelazioni topografiche sulla Carta de Logu Per secoli si è ritenuto
che la Carta de Logu fosse
solo un
testo di legge medievale sardo emanato da Eleonora
d'Arborea tra il 1388 e il 1392, ma composto dal padre Mariano IV tra il 1355 e
il 1376. In realtà si è sempre -finora- esaminata solo la copia tramandata da un manoscritto cartaceo sassarese
e da 9 edizioni a stampa, colpevolmente ignorando il manoscritto
di Bergeggi, di rara conservazione e di innovativa interpretazione. La
tradizione a stampa di quest'ultimo, che godette purtroppo di limitatissima
diffusione (in pratica non varcò le sponde dell'isolotto ligure)
ha come capostipite l'incunabolo del 1450-1455, e comprende
un'edizione particolarmente accurata del giureconsulto di Bergeggi, Pinin
Oliva, datata 1537 e redatta in ligure savonese, e un'edizione del 1705, sulle
quali si è basata le recentissima e rivoluzionaria edizione critica. La
collazione fra il manoscritto, l'incunabolo e le stampe del 1537 e del 1705
mostra incontrovertibilmente che l'argomento trattato dall'incunabolo, sia pure
peggiorato nell testo con errori di trascrizione e
interventi arbitrari, non riguardava affatto la legge medievale sarda, bensì
l'uso corretto di ausili di elementare igiene corporale, da utilizzarsi
nel LOGU, in ligure locale di privata decenza. L'esame particolareggiato di alcune varianti mette inoltre
in luce, a riguardo del particolare utilizzo, la superiorità della carta dei
manoscritti rispetto a quella più ruvida degli incunaboli, rivelando
le proprietà dermatologiche e calmanti delle tinture usate dagli
amanuensi. La lingua della Carta de Logu si può inoltre
enucleare
dal confronto fra le lezioni del manoscritto e dell'incunabolo, e nel complesso
essa rispecchia una facies linguistica tipica della scripta
ligure culta della seconda metà del Trecento.
Pinin Oliva prova la comoda nel suo LOGU di Bergeggi Efisia Scazzacassi |