Lezioni di linguistica

 

di Aglaja

 

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Volumi e legumi

ovvero "Intolleranza linguistica, alimentare o..?"

 di Efisia Scazzacassi

 

 

Professoressa Efisia Scazzacassi, docente alla Scuola Radio Edipo Cuneo

DIRQuante volte avrete usato o sentito usare l' espressione: "Capita proprio a fagiolo!". Vi siete mai soffermati sul significato e l'origine di questo modo di dire? Perchè, tra tanti legumi, è stato scelto proprio il fagiolo? Perchè operare una sorta di discriminazione semantica verso gli altri legumi? Piselli, lenticchie, fave.. non capitano mai: a cosa è dovuta tale omissione? E' un'intolleranza linguistica, alimentare o c'è dell'altro?

Vediamo di venire a capo di tale assillante questione con l'ausilio di uno dei più autorevoli dizionari etimologici, il vetusto e carco di gloria Pianigiani (http://www.etimo.it)

Notiamo, innanzitutto, che dalla ipotizzata radice greca (derivante a sua volta dal sanscrito) PHAG-O mangio, derivano sia il termine greco PHAKOS lenticchia e il latino FAG-US da cui provengono sia faggio che fava. Interessante come il fagiolo fosse detto anche "fava italica". E' un dato che in seguito dovremo ricordare.

Dunque il fagiolo avrebbe la stessa origine etimologica della lenticchia e della fava. E allora perchè non si fanno capitare questi ultimi ? Il Pianigiani ancora ci soccorre:

L'origine della lenticchia sarebbe il termine latino LENTICULA, diminutivo di LENS-LENTIS, lente.

Balza agli occhi la connessione con LENTUS, lento. Andiamo allora a verificare  l'etimologia di tale aggettivo.                                                                                                   

Dunque, troviamo un latino LENIS molle, che trova la sua radice in LAN sottile. Notevole l'estensione del significato, come riporta correttamente Pianigiani, a non tirato, non teso  

Un sospetto comincia a insinuarsi..  

Ma, tra i legumi scartati, un altro reclama la nostra attenzione: il pisello. Come mai la sua esclusione? Cosa ci suggerisce l'etimologia al proposito?                                                       

In questo caso, è l'etimo greco PIPTO cado, in riferimento alla fragilità del fusto della leguminosa, che ha bisogno di appoggio per non cadere, a fomentare vieppiù i nostri sospetti.

In questo nostro viaggio etimologico non abbiamo certo dimenticato la fava, altra grande esclusa dal "capitare" ma presente in altri curiosi detti, come il Pianigiani non manca di ricordarci.                                                                                                                                 

Come avevamo notato nel primo termine esaminato, la fava trova la sua radice in FAG mangiare. Ma qui, più che per l'etimologia, il Pianigiani ci è utile per un richiamo storico legato al nome di "FAVE DE'MORTI" che viene attribuito a dolcetti che si era soliti consumare nella ricorrenza dei defunti. I Latini, infatti, ritenevano che le fave fossero cibo di espiazione, ed erano perciò mangiate in occasione di banchetti funebri.

Ciò, insieme alla descrizione poco invitante della leguminosa, fa collegare la pianta ed il suo frutto a pensieri invero sgradevoli.

Al termine di questo excursus, possiamo trarre le seguenti conclusioni: se deve capitarci qualcosa è meglio che non sia molle o troppo sottile, che non abbia bisogno di sostegno, che sia ben teso e che non ci ricordi un morto. E infine, le fave italiane (=fagioli) lo fanno meglio.

Efisia Scazzacassi

 

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