Vite dei Santi:
Santa Adipe

Santa Adipe, vergine e
quasi martire di Civitarifatta, nacque di nobile famiglia
nel 113 d.C. Fin da piccola mostrò una
sorprendente
vocazione mistica, che la portava a rinchiudersi nella dispensa per
meditare. Una volta uscita dalla dispensa, segni inquietanti
si manifestavano: le provviste sparivano ed apparivano invece
rotolini mollicci sulla carne di Adipe.
Giovinetta, scelse di abbandonare la casa paterna, non incontrando alcuna resistenza da parte dei genitori, che, anzi, la incoraggiarono a percorrere il proprio cammino di fede, preparandole personalmente un fagotto di stracci e spingendola con decisione fuori dalla porta (prima della dispensa, poi della casa).
Adipe sottopose il proprio corpo alle più dure prove, cercando di mortificarlo il più possibile: si privò dell'insalata e dell'acqua, strafogandosi invece di leccornie innaffiate con vino mellito, santificando così il lavoro dei cuochi delle migliori cauponae e i mescitori dei thermopolii più forniti. Ovviamente, questo facilitò non poco la sua vocazione alla verginità..
Un giorno,
passando -a stento- per le strette vie di Civitarifatta, si accorse
che si stava preparando la festa pagana alla dea Venere, una dea che,
peraltro, le era sempre stata francamente odiosa. I sacerdoti
si apprestavano a decorare la statua di Venere nel tempio a lei
dedicato, con ghirlande di rose dal delicato profumo, mentre
frotte di bimbi macilenti e mendicanti affamati si accalcavano sui
gradini del tempio, piatendo inutilmente un po' di carità e
venendo cacciati per questo dai sacerdoti della dea.
Adipe,
sdegnata da tanta aridità d'animo, impietosita da
tanta famelica infelicità, compì allora il suo primo
miracolo: trasformò le ghirlande di rose in lunghe file di
salsicce dall'intenso e appetitoso aroma, riuscendo così a
sfamare gli entusiasti mendici.
Di fronte allo strabiliante
evento, i funzionari di Civitarifatta, catturarono Adipe e la
condannarono al martirio. Condotta al locale Circo e ivi posta
davanti ai leoni pronti a sbranarla, Adipe riuscì però
a materializzare nell'arena una montagnola di bistecche
sanguinolente, su cui le belve si gettarono, considerandole meno
nocive per il loro colesterolo rispetto al lardo che avrebbero
assunto sbranando Adipe. Esterrefatti per tale prodigio, sacerdoti
e funzionari, consultatisi, decisero di lasciare libera Adipe,
dandole anzi incarico di provvedere a sfamare tutti i poveri
della
città.
Fu così che Adipe rimase sempre vergine, sì,
ma, sfuggendo al martirio, divenne la donna più amata dai
Civitarifatti e anche dalle popolazioni dei paesi circostanti che,
attratti dai miracolosi eventi culinari messi in atto da Adipe, si
riversarono tutti su Civitarifatta, realizzando così il
primo esempio di turismo fideistico-gastronomico dell'antichità.