Vite dei Santi:

 

 

 

San Fetecchia

 

 

 

 

L'abate Fetecchia, fondatore dell’ordine monastico dei Flatulenti, fin dalla giovane età aveva manifestato una forte inclinazione alla vita solitaria e alla preghiera, inclinazione fortemente incoraggiata dalla famiglia e dagli amici che rifuggivano la sua miasmatica presenza.

Pur vivendo tra facili tentazioni (acque aromatiche, balsami odorosi), essendo figlio di uno speziale, il giovane Fetecchia rifiutava l’uso di qualsivoglia palliativo per ovviare ai suoi refoli corporali, sostenendo che se quella era la volontà divina, chi era lui per opporvisi?

Dopo aver professato per tre anni la regola cistercense nel monastero di Santa Coreggia in Classe, non pago di quella vita, a ventisei anni decise di seguire l’esortazione di Padre Frogia a condurre vita eremitica, sul monte Ano. Qui ebbe notizia del cenobio pirenaico di S.Pedro de Hediondez e volle imbarcarsi per questa nuova avventura spirituale, in compagnia di un devoto veneziano Gian Puteolo, che volle seguire Fetecchia nelle sue peregrinazioni e per questo proclamato beato qualche anno dopo. Fetecchia trascorse tra i Pirenei dieci anni, dando al cenobio spagnolo un netto orientamento eremitico: tutti i monaci, difatti, lasciarono il monastero per ritirarsi in solitudine a respirare.

Ovunque andasse, Fetecchia diffondeva il benefico contagio della vita solitaria: tornato nella sua casa natale a Puteoli, il nostro religioso convinse pure suo padre a farsi monaco, pur di sfuggirgli.

Le sue peregrinazioni avevano tuttavia uno scopo ben preciso: la riforma dei monasteri e degli eremi, sul modello di una nuova tecnica di aromaterapia che favoriva la concentrazione e il distacco dalle meschinità secolari. Nacque così, tra la fitta boscaglia alpina, a ridosso dell'alto Casentino, l'eremo di Canasuto, che prende nome dal « campo » di un certo Nasuto che fece dono di quel luogo a quell’uomo speciale in cerca di solitudine.
Ma Fetecchia, tanto desideroso di appartarsi dagli uomini per assecondare la propria inclinazione alla vita olfattiva, pareva destinato a un irrequieto peregrinare.

L'imperatore Ottone, che nutriva per il monaco-eremita una profonda ammirazione, lo elesse abate proprio di quella Santa Correggia in Classe, dove aveva iniziato la sua vita monastica. La dignità abbaziale, tuttavia, non s'intonava al suo ideale di vita e, dopo solo un anno, Fetecchia depose ai piedi dell'imperatore il pastorale, congratulandosi in quell’occasione con il sire per la fetenzia delle sue estremità. Pentito per aver ceduto, seppur per poco, a quella ch'egli considerava la tentazione del prestigio, scelse di andare il più lontano possibile, nell'abbazia di Gatticanì. Anche qui importò il suo afrore ascellare, dando alla spiritualità di quei monaci una più accentuata intonazione contemplativa e, manco a dirlo, eremitica.

Da Gatticanì partì poi per nuove avventure spirituali, riformando monasteri e fondandone di nuovi a Sassoscasso, a Fogliamorta, a Ramosecco, a Fonteputrida e Valpassita, dove lo colse la morte, il 9 aprile 1020 e dove gli fu data solenne sepoltura. Ma anche dopo la morte Fetecchia non ebbe fissa dimora. Il 7 gennaio 1488 le sue spoglie – da cui continuava miracolosamente a scaturire lo stesso afflato dei giorni belli - vennero trasportate sul monte più alto dei dintorni e chiuse in un’urna a tenuta stagna. Quel giorno segnò anche la data della sua festa liturgica e del lancio del primo deodorante sul mercato.

 

 

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