Vite
dei Santi:
San
Pistacchio

San Pistacchio
godette fin dall'antichità di un vasto culto in Oriente e in Occidente, al pari
dei celebri martiri Crema&Cioccolato (leccati a morte nel Colosseo
da un leone sdentato) o della beata Stracciatella (lasciata sciogliere sotto
il sole del deserto), coi quali divise, nella
rappresentazione agiografica, il modello martiriale e taumaturgico di santi gelati
. La sua
popolarità è testimoniata dalla sua biografia giuntaci in varie redazioni
in greco, armeno, georgiano, arabo, copto, biscopto e stracopto.
Secondo i biografi, Pistacchio, nativo di Catramia in Bitumia, educato cristianamente
dalla madre Nocciola (il cui martirio per schiacciamento è ricordato nel Sinassario Costantinopolitano al 30
febbraio), ma
non ancora battezzato, è affidato dal padre pagano Schifìo al grande gelataio
Antico Ranieri e da questi
apprende l'arte della mantecatura tanto perfettamente da meritarsi l'ammirazione e l'affetto
dell'imperatore Slurpiano. Si avvicina ancor più alla fede grazie alla lettura
delle ricette del medico cristiano Panero, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della
persecuzione, il quale lo convince progressivamente ad abbandonare l'arte di
Antico Ranieri, garantendogli la capacità di guarire ogni male con la produzione
di miracolosi semifreddi: di ciò fa esperienza lo stesso Pistacchio, il quale, dopo aver visto
rifiorire alla sola invocazione della Crema al Maron Glacé un bambino denutrito, si fa battezzare
immergendosi in una vasca di Zabajone tiepido. La guarigione di un anoressico, che si era rivolto a
lui dopo aver sperperato tutto il suo patrimonio dietro le inutili cure di medici
interessati e incapaci, desta grande scalpore e provoca la
guarigione spirituale e la conversione sia dell'ex anoressico che del padre di
Pistacchio, che, nel frattempo, spinto da una inspiegabile golosità, si
era riavvicinato al figlio.
Alla morte di Schifìo, Pistacchio, distribuito ai poveri il patrimonio del
padre (proprietario dei maggiori self service di Catramia),
diventa famoso come "il medico dei semifreddi", suscitando, per l'esercizio gratuito della
professione e la distribuzione generosa delle sue creme prelibate, l'invidia e il risentimento dei colleghi e
dei comuni gelatai, con Antico Ranieri in testa, e la conseguente denunzia
all'imperatore Slurpiano. L'ex anoressico, chiamato a testimoniare, nel raccontare
della guarigione, nonché l'incapacità e la venalità degli altri
medici, fa l'apologia della Crema al Pistacchio, provocando lo sdegno di Slurpiano,
cui Pistacchio non aveva mai voluto svelare la ricetta della sua impareggiabile
Crema.
L'imperatore, allora, con lusinghe e dolci rimproveri tenta ancora
una volta di ottenere tale ricetta (ottima, per altro, contro la tosse asinina),
promettendo persino di passare sopra alla fede cristiana del medico-gelataio. Pistacchio
risponde proponendo un'ordalia tra i
medici pagani e lui: intorno a un sordomuto, appositamente convocato,
inutilmente si affannano i medici che, invocando tra gli dei anche Asclepio,
Galeno e Ippocrate, somministrano inefficaci quanto disgustose pozioni; il santo, invece, si
limita a mantecare la sua strepitosa crema, il cui profumo goloso fa gridare
improvvisamente al muto: "Una vaschetta da un chilo!". Il miracolo suscita la conversione di molti e
l'ostinata rabbia dei medici e dell'imperatore, che, non ottenuta ancora la
ricetta della Crema al Pistacchio, alle lusinghe fa seguire una
lunga serie di tormenti: vellicatura delle ascelle con ortica, ingestione
forzata di sterco di dromedario, bagno nella vasca delle meduse, esposizione alle fiere
di capodanno, ruota della sfortuna. Ogni tentativo
risulta inefficace e provoca vieppiù l'ira di Slurpio, che accusa il santo di magia
e lo condanna a una morte atroce: una lastra irta di chiodi verrà schiacciata
sul suo corpo legato a una roccia. Ma ancora una volta un evento miracoloso
ritarda la sua morte: le punte dei chiodi si sciolgono come gelato al sole; i
carnefici chiedono perdono a Pistacchio e lo stesso imperatore si inginocchia
ai suoi piedi implorando la sua grazia e un assaggio dei suoi semifreddi. Pistacchio
lo benedice e, improvvisamente, un fiume di Crema al Pistacchio scaturisce
dalla roccia su cui era legato.
Da quel giorno,
Pistacchio aprì al palazzo imperiale un laboratorio di creme deliziose per ogni
malanno e, quando giunse la sua ora, chiese ed ottenne di essere sepolto in
un pozzo che si trovava nella piazza principale di Catramia. Da allora, ogni
malato si reca fiducioso a quel pozzo. Difficilmente guarisce, però può
gustare Crema al Pistacchio a volontà.
La diocesi di Crema, in provincia di Cremona, ne
custodisce una preziosa reliquia: una coppetta con i resti della crema che,
una volta all'anno, miracolosamente, si scioglie ed emana un irresistibile profumo
di pistacchio.
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